Passione terrarium

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I terrarium sono molto belli da vedere e altrettanto semplici da costruire e mantenere (almeno così dicono!). All’interno si possono mettere piante grasse, muschi, conchiglie, rami, sassi e tutto quello che più ci piace e ci ispira. Da quando ho scoperto quanto è facile prepararne uno e prendersene cura non vedo l’ora di mettermi all’opera per crearne qualcuno tutto mio! Basta un contenitore, di vetro o anche altri materiali di riciclo, sassi di diverse dimensioni, carbone, terreno, e le piante che vogliamo inserire.

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Stanno bene in qualsiasi contesto e aggiungono un tocco di verde che regala sempre freschezza agli ambienti oltre a essere un elemento decorativo. Poi ognuno può farlo nel modo che preferisce. Si può ricreare un ambiente in miniatura aggiungendo anche personaggi o animali in scala, in questo caso è una versione più artistica. Anche nella scelta del vaso ci si può sbizzarrire molto: vecchi barattoli, piccole serre, vasi di ogni forma e dimensione. Si vedono in giro anche all’interno di lampadine o addirittura in minuscoli vasi da usare come ciondoli.
In altri Paesi sono in vendita anche dei kit che contengono tutto il necessario per realizzare il proprio terrarium, in Italia purtroppo non ne ho trovati.
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L’origine dei terrarium è molto antica e, come succede per molte scoperte, anche questa avvenne per caso. Nel 19° secolo il fisico inglese Dr. Ward appassionato di botanica introdusse erroneamente una spora di felci in un contenitore in vetro in cui erano rinchiusi degli insetti e un po’ di terra. Con stupore si accorse che dalle spore presto si sviluppò una piantina e che cresceva bene in questo piccolo habitat, proprio perché il vetro consente il crearsi di un microclima ideale per le vegetazioni. Il Wardian case fu il predecessore del terrarium, e fu molto usato nel 19° secolo per importare le piante esotiche in Europa, dopo vari viaggi andati a vuoto perché le piante non sopravvivevano ai lunghi viaggi in mare. Sono diventate molto di tendenza negli ultimi anni dopo che l’artista e paesaggista Paula Hayes  ha iniziato a crearli ed esporli nei primi anni 2000. Da lì sono stati ripresi in mille versioni fai da te, anche perché quelli in vendita hanno un costo elevato, oltre al fatto che non è semplice spedirli.

Insomma, se da una parte lo si può considerare il risultato di una scoperta scientifica, dall’altro è un concentrato di arte. Vi lascio ancora qualche immagine di ispirazione.

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